I frantoi di Vallebona

Mia zia Ine mi ha illustrato i frantoi (defisi) presenti in Vallebona e negli immediati dintorni, negli anni 30 e 40,  fino a poco dopo la 2^ guerra mondiale.

Ne ha individuato ben otto, tre dentro il paese e cinque nelle campagne circostanti.    Il quinto era quello che mia zia ha definito “il nostro frantoio”, perché era gestito da molte famiglie che vivevano nelle campagne circostanti,ed era situato in fondo al vallone di “Vi”, lungo il vecchio sentiero che da Vallebona portava a Negi.

Ogni giorno lavorativo, quest’ultimo frantoio era disponibile, a turno, per ognuna delle famiglie che vi portavano le olive da molare (sfragne).

Vi erano poi tre frantoi dentro il paese: quello di Piè Mumbeo, situato in via dei “furni vegli” ( i forni vecchi), (la salita che tutti noi facciamo per andare dalla Chiesa all’Oratorio), quello di Lurensin, situato poco sopra l’Oratorio, in Via Defisiu, fuori dal quale è ancora oggi visibile la grossa macina in pietra, e infine il terzo frantoio era nella Piazza della Libertà (che allora si chiamava “la strada”).   

I frantoi esterni al paese funzionavano ad acqua, che a quell’epoca era preziosa fonte di energia!.  Le olive venivano portate al frantoio in sacchi di juta da 5 misure (carte).  Poiché una misura è circa 12,5 kg, ogni sacco pesava circa 63 kg ed erano portati dai muli e, se necessario, a spalla dall’uomo.

Una volta prodotto, l’olio veniva portato a casa dentro degli otri di pelle di capra (uriu); (da qui il modo di dire vallebonenco “Ti sei untu cume in uriu”, ad una persona sporca di materiale oleoso).

Questi otri, una volta svuotati nelle giare, venivano messi ad asciugare con la bocca in basso e dentro alcuni rametti di ulivo per separare le pareti della pelle di capra.   In casa l’olio si conservava nelle giare e poteva essere usato entro almeno 2 anni; per prelevarlo si usava la “fiora”, un grosso mestolo simile ad una pentola.

Oltre i 2 anni l’olio perde gran parte delle sue qualità organolettiche e diventa limpido come l’acqua.   Ai tempi della Zia Ine veniva comunque ancora usato, solo per friggere, mescolato ad un olio più recente, oppure veniva usato per farne il sapone.  La Zia si ricorda di “Vergì a spiciota”, che ad onta del soprannome era un uomo, e che era molto bravo a convertire l’olio stravecchio in sapone!

La zia si ricorda anche che allora si usava l’olio “lavato”, ma solo per friggere. (Di quest’olio parlerò in un altro mio articolo).

D’estate l’olio veniva usato anche come protezione solare per il corpo, emulsionandolo con acqua.

Naturalmente in periodi di carestia l’olio era un’ottima merce di scambio per ottenere altri prodotti che a Vallebona mancavano: ad esempio la Zia si ricorda che ai suoi tempi con un litro di olio si poteva avere in cambio da 4 a 5 chili di farina.

Le olive si raccoglievano a mano e la raccolta iniziava generalmente “ai Santi”, e i primi luoghi di raccolta erano i sentieri e le mulattiere, onde evitare che chi passava potesse schiacciare le preziose bacche.

La raccolta proseguiva sotto gli alberi, su un terreno prevalentemente pulito (dove era possibile) con colpi di zappa (si facevano gli “aireli”), per tutto l’inverno; poi a Marzo-Aprile si provvedeva ad abbacchiare (aramà) le piante.

Per raccogliere le olive a mano si usavano due tipi di cestini: quello grosso conteneva mezza misura (2,5 kg circa, ) e quello piccolo un quarto di misura.

Quando si abbacchiava, sulle tende di lino bianco scendeva di tutto: foglie, ramo, succhioni (sagate) e anche olive.  Si raccoglieva tutto in sacchi e si procedeva alla mondatura (a serne) a mano nei fondi, a lume di candela, oppure direttamente in campagna, lanciando grosse manciate a notevole distanza contro una tenda bianca; solo le olive giungevano sulla tenda, il resto, troppo leggero, rimaneva lungo il tragitto.

Una curiosità: nella frazione di Negi c’era un frantoio (e siamo a nove!) “a sangue”, ossia azionato da un asino o mulo, che girava bendato attorno alla “gumba”, facendo così girare la macina. Poverino!

E ora una amara constatazione: ai tempi di mia Zia Ine c’erano a disposizione dei Vallebonenchi nove frantoi, non c’era disoccupazione, la vita scorreva allegra, anche se faticosa.   Quanti frantoi ci sono oggigiorno? Io mi vergogno a rispondere a questa domanda. Lo fate Voi? (Beh, ve lo dico: oggi a Vallebona non c’è più nessun frantoio!).

Riccardo Lanteri

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